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LE IMPRESE CHE "MERITANO CREDITO" E LA VALUTAZIONE DEL MERITO DI CREDITO

il 23 Giu 2020 - 9:46 AM
23 Giugno, 2020 - 09:00

La una situazione di crisi globale come quella che stiamo vivendo chiama tutti ad un grande senso di responsabilità.

La natura generalizzata della crisi agisce come una sorta di cassa di risonanza, tale per cui le scelte che ciascuno nel proprio ambito fa su come affrontarla, che spesso riguardano il corretto uso (o la tentazione di abuso) degli strumenti messi a disposizione da parte del Governo, sono elevate a scelte di sistema, perché il cattivo utilizzo delle risorse pubbliche è destinato a provocare inevitabilmente gravi ricadute sulla collettività in termini di aggravamento del debito dello Stato.

È enorme la responsabilità che grava in questo momento storico sui due player principali del sistema economico, ossia gli imprenditori da una parte e le banche dall'altra, perchè le scelte che faranno gettano le basi delle concrete chance di rinascita del sistema economico.
Come sappiamo, il sistema delle imprese vive un momento di crisi di liquidità senza precedenti, derivante da una indisponibilità di risorse finanziarie.

Nonostante le misure in favore delle liquidità messe campo dallo Stato (con particolare riguardo ai finanziamenti garantiti), in una condizione caratterizzata da un enorme rischio imprenditoriale, la tentazione dell'imprenditore di affrontare la crisi mediante l'accesso al concordato preventivo (anziché mediante il ricorso all'indebitamento) può essere forte.

Ma, mai come in questo momento, le ricadute conseguenti a questa scelta potrebbero risultare devastanti per l'economia globale, perché comportano effetti a catena sull'intero sistema andando a pregiudicare anelli vitali della catena del valore a causa del congelamento dei pagamenti, dello stralcio del debito commerciale. Per non parlare, poi, delle ricadute sui livelli occupazionali (che peraltro, a livello macroeconomico, produce ripercussioni negative perché provoca la contrazione della domanda globale).

Quindi, in linea di massima, appaiono preferibili le soluzioni che consentono alle imprese di superare il momento di crisi in una situazione "in bonis" e gli strumenti messi a disposizione dallo Stato, con particolare riguardo alla finanza garantita, spingono in questa direzione.
Questa scelta è certamente consigliabile a patto che (oggi più che mai) essa sia accompagnata da una corretta processazione della capacità di rimborso della finanza proprio in ragione del sistema delle garanzie statali, la cui escussione potrebbe comportare, nel giro di un paio di anni, ricadute ingestibili sui bilanci pubblici e, dunque, sulla collettività.

Proprio per questo è essenziale che siano ammesse al credito solo le imprese "meritano credito" (locuzione utilizzata, in questo caso, in senso atecnico, quasi etico).

Meritano credito quelle imprese che, di fronte all'insorgenza della crisi, abbiano assunto un atteggiamento reattivo e proattivo, non semplicemente passivo e attendista.
Meritano credito quelle imprese che abbiano definitivamente abbandonato le logiche (tipicamente italiane) dell'improvvisazione e della navigazione a vista e che, di fronte a questa crisi, assecondando il cambiamento delle regole del mercato determinato dalla Crisi Covid, abbiano concretamente attuato azioni di trasformazione strutturale del proprio modello di business aziendale, risultando così capaci di ammortizzare l'urto.

Meritano, quindi, credito quelle imprese che:

- abbiano elaborato una nuova strategia: con particolare attenzione alla riprogrammazione finanziaria, anche in ragione dell'assunzione di nuove azioni di contenimento dei costi;
- abbiano adeguato gli assetti amministrativi organizzativi e contabili in base alle prescrizioni imposte dall'emendato art. 2086 cod. civ., adeguamento che diventa uno strumento importantissimo di controllo dell'efficacia della nuova strategia, del nuovo percorso disegnato.

L'elaborazione di un budget di tesoreria, l'implementazione di sistemi che consentano una verifica continua dei rapporti con i propri clienti/fornitori e un'attenta analisi/revisione dei costi, sono strumenti fondamentali per giungere rapidamente a elaborare semplici scenari di ripartenza e di rimodularli quasi in tempo reale in base alle esigenze che via via si vanno generando;

- abbiano predisposto un Recovery plan, ossia un piano teso al recupero delle posizioni perse in termini di competitività per effetto della crisi.

Le imprese che abbiano adottato questi accorgimenti "meritano credito" perché sono probabilmente le uniche realtà che hanno effettive chance di sopravvivenza (e che quindi saranno verosimilmente in grado di rimborsare i finanziamenti).

Il tal modo, la liquidità garantita dallo Stato sarà stata impiegata per una causa giusta.

Ci si attende, dal sistema bancario, che la valutazione del merito di credito (inteso, questa volta, in senso tecnico) sia retta da logiche del tutto analoghe.

A questo proposito, va subito sgomberato il campo da un equivoco di fondo.
Non è corretto quello che è stato detto da alcuni e cioè che il rafforzamento e l'ampliamento del contenuto dell'autocertificazione abbia esonerato le banche dalla valutazione del merito di credito.

Le Banche non possono esimersi da tale valutazione non solo perché essa costituisce un obbligo di legge, ma anche perché l'autocertificazione ha ad oggetto solamente una serie di dati riferibili alla situazione dell'impresa al 31 dicembre 2019.

Il merito di credito è, invece, un giudizio di solvibilità che riguarda la capacità dell'impresa di restituire l'importo prestatole: tale giudizio è, per sua natura, prospettico e quindi, evidentemente, mai potrebbe essere sostituito da un'autodichiarazione, che non può che avere ad oggetto l'esistenza di situazioni di fatto, ma mai previsioni per il futuro.

Si potrebbe ritenere che, in questa situazione, la valutazione del merito di credito dovrebbe risultare "alleggerita" in ragione del rilascio (pressochè automatico) delle garanzie statali a garanzia della finanza erogata; in realtà, a ben vedere, tale alleggerimento è subito controbilanciato dalla responsabilità (in senso stretto ed in senso lato) derivante delle potenziali ricadute che una politica di facile concessione dei finanziamenti è destinata a produrre sulle casse dello Stato, nella ipotesi in cui tali finanziamenti non venissero effettivamente rimborsati.

La prudenza del sistema bancario è dunque legittima e anzi doverosa; questo, però, non deve indurre ad una eccessiva rigidità o, peggio ancora, alimentare la pretesa di poter compiere la valutazione del merito di credito secondo i criteri "pre covid", inapplicabili all'attuale contesto.

Le banche devono dunque rassegnarsi al fatto di non poter giudicare il merito di credito di una impresa in base ai vecchi sistemi ed algoritmi perché, in un momento in cui è impossibile fare prognosi attendibili a lungo termine, c'è bisogno di una maggiore flessibilità, della "sospensione" ogni automatismo e di una visione il più possibile "individuale".

Il merito di credito dovrebbe dunque essere sempre riconosciuto all'impresa che "merita credito" e quindi ci si attende che i sistemi di valutazione già disponibili vengano doverosamente integrati con le informazioni fornite dalle imprese, che riguardano le prospettive di riorganizzazione del business, a quantomeno breve termine.

In questa prospettiva, l'intervenuta implementazione degli assetti amministrativi, organizzativi e contabili ai sensi del nuovo art. 2086 cod. civ., diviene per le banche un indice fondamentale: sia perché costituisce per un forte indicatore di serietà dell'imprenditore, sia perché un assetto adeguato assicura la proattività e l'efficacia del rapporto banca-imprenditore nonché una immediata rilevazione dell'andamento dell'impresa.

A cura di Angela Petrosillo, partner di LCA Studio Legale – Team Restructuring